Un giorno a Tirumala

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Tiruvannamalai, TN, India

Tirumala e’ un piccolo villaggio dell’Andhra Pradesh meridionale, quasi sconosciuto in occidente ma molto famoso in India, visto che ospita uno dei templi piu’ venerati di tutto il paese. Questo tempio, dedicato a Venkateswara ( un avatar di Vishnu ), e’ frequentatissimo dai pellegrini indu’, e con un’impressionante media giornaliera di presenze che varia tra le cinquanta e le centomila unita’ ( le statistiche in India sono sempre piuttosto vaghe ) e’ considerato il luogo di culto piu’ frequentato al mondo, molto di piu’ della Basilica di San Pietro o della Mecca. Se poi consideriamo che nei templi indu’ il luogo sacro vero e proprio, dove si puo’ avere il darshan ( visione ) del lingam o dell’idolo, e’ in genere piuttosto piccolo e puo’ ospitare solo poche persone per volta, non e’ difficile intuire che il risultato sono delle code chilometriche con tempi di attesa che possono tranquillamente arrivare alle 15/20 ore nei giorni considerati piu’ propizi. Certo probabilmente in altri paesi si sarebbe trovata una soluzione logica per snellire le code ma in India, soprattutto in questi casi, non amano troppo i cambiamenti e preferiscono restare fedeli alle tradizioni.

Non si sa di preciso quando sia stato costruito il tempio, ma ha sicuramente piu’ di duemila anni, visto che viene citato nelle piu’ antiche sacre scritture induiste e indicato come il pellegrinaggio piu’ efficace per ottenere la mukti ( liberazione dal ciclo delle rinascite ). Tutte le grandi dinastie che hanno regnato nel sud dell’India hanno dimostrato grande devozione per questa divinita’ facendo pellegrinaggi e facendo costruire parti del tempio.

A Venkateswara, che viene chiamato anche “Signore delle sette colline”, vengono attribuiti ogni genere di poteri, e secondo i suoi seguaci sarebbe in grado di realizzare qualsiasi desiderio.

Questo pellegrinaggio e’ davvero considerato un classico, forse il piu’ importante insieme a quello di Varanasi, e ogni giorno arrivano a Tirumala corriere da tutta l’India, cariche di pellegrini pronti alla lunga attesa e a rasarsi il capo in segno di devozione alla divinita’. Se per gli uomini questo puo’ essere un sacrificio tutto sommato accettabile, per le donne invece e’ un atto di fede molto significativo, visto che le donne indiane in genere hanno i capelli molto lunghi ( raccolti in una lunga treccia ) e sono vanitose esattamente come quelle occidentali. La cosa credo funzioni piu’ o meno come gli ex voto cristiani, anche se probabilmente molti si tagliano i capelli semplicemente come segno di abbandono alla divinita’ e di rinuncia del falso ego. Come e’ abbastanza semplice intuire c’e’ molto misticismo ma anche tanta superstizione in questi luoghi, e di conseguenza anche un enorme giro di danaro: gli incassi dell’associazione che gestisce il tempio sono stratosferici e non e’ facile capire a chi vadano tutti questi soldi, anche se va riconosciuto che una buona parte viene investita nel tempio e nella gestione dell’ospitalita’. Ogni giorno vengono distribuiti decine di migliaia di pasti gratis e chi riesce a trovare posto nei vari ashram non paga nulla.

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Anch’io quindi lascio momentaneamente Tiruvannamalai e mi metto in viaggio verso Tirumala. A Vellore, dove cambio l’autobus, incontro i primi pellegrini, alcuni sono i classici gruppi di uomini vestiti di nero che fanno lunghi pellegrinaggi tra i vari luoghi sacri dell’India per poi concludere il giro in un’altro tempio molto famoso del sud dell’India, quello di Sabarimala, in Kerala ( questi pero’ non si rasano, non possono nemmeno farsi la barba ). Arrivo infine a Tirupati, la citta’ che si trova ai piedi della collina di Tirumala e che funge da “base” per il pellegrinaggio. L’ho trovata piuttosto squallida e caotica, e ho subito pensato che con i milioni di euro che porta l’indotto del pellegrinaggio l’amministrazione della citta’ avrebbe potuto spendere qualcosa per renderla piu’ pulita e accogliente. Ma siamo in India e sembra che a nessuno freghi nulla se ci sono un traffico infernale, grossi ratti che saltellano tra i rifiuti e mendicanti che girano per le strade. Comunque in questo squallore non mancano lussuosi hotel, centri commerciali e grandi palazzoni gestiti dall’associazione di Tirumala. Tutti questi edifici sono ovviamente orrendi, in India gli architetti sembra che facciano a gara a chi realizza le cose piu’ brutte. Mi chiedo dove sia finito il genio e il buon gusto che hanno permesso agli indiani di costruire in passato cose meravigliose e uniche al mondo. Nemmeno la gente di Tirupati mi e’ piaciuta, anche se non voglio certo giudicare gli abitanti di una citta’ in base ad un’impressione negativa che ho avuto in poco piu’ di un giorno di permanenza. In ogni caso mi e’ sembrata la classica gente che si trova qui in India in posti come questo: tutti cercano disperatamente di avere una fetta, anche se piccolissima, della ricca torta che crea il turismo e quindi quasi chiunque ha a che fare con i pellegrini/viaggiatori ha la tendenza ad essere fastidiosamente disonesto e accattone. In piu’ di una occasione hanno cercato di rifilarmi il resto sbagliato oppure le classiche banconote strappate che nessuno vuole, mentre altri volevano una qualche mancia per non aver fatto praticamente nulla. I peggiori sono quelli del deposito cellulari/macchine fotografiche nei templi, che addirittura non si accontentavano delle rupie ma volevano “dollars,dollars”. Ma scusate: mi chiedete voi di lasciare la macchina fotografica fuori dal tempio e siete sempre voi che scrivete un cartello a caratteri cubitali con scritto:”camera/cellphone deposit FREE OF COST”, perche’ mai dovrei darvi una mancia? Se voglio fare una qualsiasi donazione la faro’ piuttosto all’interno del tempio, e non certo ad un tizio che sta solo facendo il suo lavoro. Un’altra cosa che non mi e’ piaciuta sono stati i tantissimi ubriaconi che ho incontrato la sera nei pressi dei bar e delle rivendite di liquori, una cosa abbastanza inusuale in India nelle vicinanze di citta’ sante o santuari. In piu’ va considerato che durante questo pellegrinaggio bisognerebbe astenersi sia dal mangiare carne che dal bere alcolici. Forse molti una volta finito il pellegrinaggio si lasciano un po’ andare, chissa’.

Le uniche cose che mi sono piaciute di Tirupati sono state i fast food indiani con cibo buonissimo a prezzi irrisori ( il masala dosa a 15 rupie non l’avevo ancora visto, in Tamil Nadu e anche a Bangalore ne chiedono minimo 30 ) e la stazione dei bus stranamente ben organizzata ed efficiente. In genere le stazioni degli autobus del sud dell’India sono dei luoghi incasinatissimi dove tutto e’ scritto in caratteri incomprensibili e per trovare l’autobus giusto bisogna girare a casaccio chiedendo informazioni ad autisti e controllori.

Una volta deciso che Tirupati non mi piace, preferisco evitare di restarci troppo a lungo e quindi scelgo di andare subito a Tirumala e di ripartire l’indomani. Ci sono molti autobus che partono di continuo, praticamente uno dietro l’altro, e il viaggio dura poco meno di un’ora. Il panorama e’ molto bello e la strada perfetta, e dopo l’ultimo tratto a tonanti tra rocce rossastre si raggiunge infine il villaggio. Mi immaginavo questo posto come il classico tempio arroccato sul cocuzzolo di una collina isolata, ma invece si trova al centro di un gruppo di colline, in una zona pianeggiante, e si puo’ vedere solo una volta entrati nel complesso vero e proprio. Dalla stazione basta seguire le bancarelle e, dopo aver attraversato un grande centro commerciale, in pochi minuti si raggiunge l’ingresso del tempio. In India sacro e profano, spiritualita’ e materialismo non sono viste come cose necessariamente antitetiche, evidentemente nelle loro sacre scritture non ci sono episodi come quello di Gesu’ che caccia i mercanti dal tempio, quindi nessuno si scandalizza se c’e’ gente che fa affari sfruttando il grande afflusso di pellegrini.

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Il tempio, visto da fuori, e’ abbastanza anonimo, niente a che vedere con la magnificenza di quelli di Madurai, di Tiruvannamalai o di Trichy. Non mi sembra che ci sia moltissima gente, anche se dopo qualche minuto mi accorgo che moltissimi sono ammassati e pressati come sardine all’interno delle famose “gabbie” che contraddistinguono questo tempio. Nei giorni scorsi ho letto che per il darshan normale ci vogliono in media 5/6 ore, ma in particolare mi aveva colpito il post di un tizio inglese che raccontava la sua esperienza durata oltre 10 ore. Oltre al darshan normale ci sono quello un po’ piu’ veloce per il quale pero’ serve un biglietto da comprare il giorno prima e quello “speciale” per vip indiani e stranieri. Decido che non sono abbastanza devoto di Venkateswara per rischiare la coda da 10 ore, quindi mi avvio all’ingresso del darshan speciale. Alla fine ne e’ valsa la pena, visto che mi sono fatto comunque un paio d’ore di coda. Non sono ammessi oggetti elettronici all’interno del tempio e i controlli sono molto accurati, quindi e’ inutile cercare di fare i furbi.

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Eccomi dunque dentro la gabbia, la sensazione e’ abbastanza strana, sono gia’ stato in posti simili dove ci sono lunghe code ma qui si ha davvero l’impressione di essere in trappola. Non so chi abbia inventato questo sistema ma doveva essere un tizio con una mente davvero perversa. Si procede quasi per inerzia, basta appoggiarsi alle persone che ti spingono da dietro. Ogni tanto gruppi di pellegrini urlano:”Govindaaaa!!Goooovindaaaa!!”. Ci sono visi che rappresentano un po’ tutte le etnie e le caste dell’India, dai piu’ scuri dei Tamil fino a quelli piu’ chiari dei bramini del nord. Sono l’unico straniero ma nessuno sembra farci troppo caso. Si giunge quindi all’ingresso del tempio e la ressa aumenta: a questo punto bisogna farsi strada sgomitando se si vuole evitare di venire travolti, e non c’e’ molto tempo per ammirare gli interessanti mandapa che si trovano all’interno della prima cerchia di mura. Infine si raggiunge il bellissimo sanctum sanctorum, anch’esso molto diverso da come me l’aspettavo. Mi ero immaginato il classico luogo buio, con i muri unti, illuminato da delle fiaccole e dove l’aria era pesante e densa di incensi. In realta’ e’ un elegantissimo tempio tutto d’oro finemente cesellato che si trova all’interno di una specie di patio. All’interno il misticismo ed il fervore raggiungono l’apice, gli occhi dei pellegrini sono stralunati e i visi hanno espressioni estatiche. Il coro inneggiante a Govinda sale altissimo. Ci sono solo pochi secondi a disposizione per ottenere il darshan di Venkateswara ed esprimere il proprio desiderio: alcuni addetti del tempio in maglietta bianca e fazzoletto arancione sono incaricati di spingere fuori senza troppi complimenti chi vuole fermarsi piu’ del consentito. Non sono ammesse prostrazioni, l’unica forma di adorazione ammessa e’ la preghiera a mani giunte. Una volta usciti tutti sono piu’ rilassati, c’e’ solo una breve coda da fare per la benedizione e poi ci si puo’ riposare per qualche minuto tra i corridoi del tempio. Un grosso sacco pieno di soldi viene portato fuori dalla zona dedicata alle offerte. C’e’ una scorta armata, ma non vedo come qualcuno possa solo pensare di rapinare un posto del genere. Non resta che ritirare il prasadam ( cibo offerto alla divinita’ ) e il pellegrinaggio e’ finito, e dopo tanta ressa si puo’ guadagnare l’uscita e respirare di nuovo aria di liberta’.

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C’e’ molta piu’ gente, molti sono seduti e sembrano in attesa di una cerimonia, che infatti inizia pochi minuti dopo. Dei portantini raggiungono con degli idoli un tempio illuminato da centinaia di lumi e agganciano questa specie di trono a delle grosse catene. Dei bramini iniziano a dondolare questi idoli ( che potrebbero essere Krishna e Radha, ma non ne sono sicuro ) mentre parte un piacevole concertino di tablas e violini. Il cantante e’ un omone di 100 chili o piu’ dal quale ci si aspetterebbe un vocione di baritono o di basso: invece ha una vocina dolcissima e molto affascinante, ed e’ un vero piacere ascoltare come riesce a districarsi tra i bizzarri toni della musica tradizionale indiana. Nel frattempo si e’ creata una vera e propria folla, qualche migliaio di persone, mentre al mio fianco sono arrivati due elefanti che benediscono i fedeli con la proboscide. E’ stata un’esperienza davvero interessante e appagante, non la consiglierei pero’ a backpackers o a curiosi, ma solo a chi vuole sinceramente conoscere meglio questo aspetto mistico della cultura indiana.

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Al ritorno decido di fermarmi una mezza giornata a Vellore, citta’ che secondo me in altri paesi avrebbe avuto ottime potenzialita’ turistiche: c’e’ un imponente forte seicentesco con all’interno un bel tempio costruiti dai Vijayanagar di Hampi, uno sfondo di pittoresche colline rocciose e gente laboriosa.  In Italia sarebbe probabilmente una deliziosa citta’ d’arte con un bel centro storico e un buon afflusso di turisti. Purtroppo si trova in India e il forte e’ stato lasciato andare a puttane tra alte erbacce e spazzatura, ed e’ frequentato principalmente da coppiette di fidanzati, mentre la citta’ e’ un’orrenda minimetropoli polverosa, sporca e incasinatissima, che e’ conosciuta solamente per un grande ospedale universitario cristiano che e’ considerato uno dei migliori del paese.

info utili:

bus Tiruvannamalai-Vellore: 37 r

bus Vellore-Tirupati: 80 r

Tirumala rest house: 200 r

bus Tirupati-Tirumala: 40 r

Special Darshan: 300 r

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