Pure shores (2)

Stone Town, Zanzibar

Parto dunque presto con un dalla-dalla ( camion/minibus, e stavolta sono di nuovo l’unico mzungu ) per Jambiani, che il tipo giapponese con il quale ho fatto il safari nel Masai Mara mi aveva consigliato come un posto tranquillo, non troppo turistico e con una magnifica spiaggia. Dopo circa un’ora e mezza il bus abbandona la strada asfaltata ed entra nel villaggio, che in effetti e’ talmente tranquillo che sembra abbandonato, una specie di ghost town sul mare. Trovo facilmente la guesthouse, dove il proprietario, gentilissimo, mi ripete piu’ volte che posso comportarmi come se fossi a casa mia. Mi dice anche che il posto e’ sicuro quindi posso lasciare tranquillamente tutto in stanza mentre sono in giro o a fare il bagno. Mollo quindi bagagli e vestiti e mi fiondo sulla spiaggia, che e’ lunghissima ( 15 chilometri circa ) e bianchissima, anche se ci sono molte alghe portate dalla marea che rovinano un po’ l’immagine da “cartolina”. Sul colore del mare invece c’e’ poco da eccepire: e’ stupefacente. Domina il turchese, ma ci sono un’infinita’ di sfumature tra il blu scuro e il verde chiaro. Sulla linea dell’orizzonte c’e’ una striscia verde smeraldo brillante quasi ipnotica. Questo e’ un posto dove si puo’ davvero stare tutto il giorno in spiaggia solo a guardare questi fantastici colori del mare mutare continuamente. Mi rilasso un po’ nell’acqua, che e’ caldissima, e in pochi minuti tutto lo stress e la stanchezza accumulata in questi mesi di viaggio se ne vanno come per magia…

Cammino per qualche chilometro sulla spiaggia e incontro pochi turisti, c’e’ qualche resort ma sembrano tutti semivuoti. Qualcuno si rilassa sulle amache all’ombra delle palme. Tornando indietro in un locale sento un inconfondibile “ecchecazzo!”, a quanto pare questa e’ proprio la stagione degli italiani.

Vado a fare la spesa al villaggio, che e’ molto bello e c’e’ gente simpatica. Tutti ti salutano con il classico “jambo, habari” ( ciao, come va? ). E’ strano ma sembra un posto ancora incontaminato dal turismo, anche se mi pare abbastanza evidente che qualche turista e’ passato di qui in questi ultimi anni. La sera vado all’esplorazione della spiaggia e scopro che i resort e i bungalows sono parecchi, anche se sono quasi tutti vuoti o sembrano abbandonati. Anche nel villaggio molte case e negozi danno la stessa impressione. La sensazione e’ che il posto abbia vissuto un breve boom turistico, seguito dalla costruzione degli hotel, ma che poi i turisti non siano arrivati, o almeno non in gran numero come gli investitori si aspettavano. Ma forse e’ solo un periodo di magra o di bassa stagione, chissa”. Nei prossimi giorni andro’ a dare un’occhiata alla vicina piu’ famosa e trendy spiaggia di Paje, cosi’ potro’ avere un’idea piu’ chiara della situazione. Ovviamente a me tutto cio’ non dispiace affatto, questo e’ proprio il posto che cercavo, tranquillo ma non proprio fuori dal mondo.

Anche in un luogo paradisiaco come questo riesco a trovare pero’ dei difetti, seppur minimi: oltre alle alghe sulla spiaggia c’e’ anche un po’ di spazzatura, portata dal mare o (purtroppo) gettata dagli abitanti del villaggio; il livello dell’acqua e’ troppo basso, e per farti un bagno decente devi prendere una barca o farti un bel pezzo a piedi tra le alghe e i bastardi ricci di mare ( rettifico: questo vale solo per la bassa marea, nel primo pomeriggio il livello del mare si alza e si possono fare dei bagni vergognosamente soddisfacenti); c’e’ molto vento, che inizialmente e’ piacevole ma alla lunga puo’ risultare fastidioso; le palme sono piuttosto lontane dalla riva ed e’ difficile trovare un posto adatto dove sdraiarsi all’ombra. Quindi malgrado il mare sia sicuramente uno dei piu’ belli che abbia mai visto e il posto sia magnifico, nella mia personale classifica delle spiagge tropicali restano saldamente al comando quelle che ho visto nel mare dei Caraibi del Sud, tra le isole sottovento e le Antille Olandesi, e in particolare quella della laguna di Pigeon Point nell’isola di Tobago, quasi troppo bella per essere vera. Seguono a ruota quelle dell’Indonesia e dello Sri-Lanka.

I giorni scorrono tranquilli qui a Jambiani, si passeggia sulla spiaggia, si fa il bagno, si mangiano cocchi e ananas. Qui alla guesthouse sono arrivati 3 simpatici giapponesi, 2 ragazze e un tipo che ha pressapoco la mia eta’. Non so perche’ tutti i giapponesi che ho incontrato finora in Africa fanno sembrare i miei viaggi delle scampagnate fuori porta: le ragazze sono in viaggio da 9 mesi e stanno facendo il classico round the world trip, mentre il tipo e’ in viaggio, quasi ininterrotamente, da 5 anni!

Vado quindi a piedi a dare un’occhiata alla spiaggia di Paje, che in effetti e’ molto piu’ pulita ed e’ davvero il posto dove tutti sognano di essere, soprattutto durante i lunghi e freddi inverni del Nord Italia ( come mi dicono che sia questo, che sono felice di aver evitato ). Non c’e’ molta gente nemmeno qui ( ho scoperto che e’ bassa stagione ma anche il problema dell’elettricita’ sta influenzando molto il flusso turistico ), ma trovo comunque un ristorante con qualche cliente dove mangiare qualcosa e bere finalmente qualcosa di fresco. In effetti le bevande fredde sono l’unica cosa che mi manca in questo posto senza elettricita': in Italia ovviamente sarebbe una cosa improponibile. Il sole e’ pesantissimo e , complice il riverbero della spiaggia bianca, ci si puo’ scottare anche in pochi minuti ( cosa che mi e’ regolarmente successa, ma ora almeno ho un’abbronzatura un minimo uniforme e non le braccia e il viso scurissimi e il resto del corpo bianchissimo ).

I giapponesi mi propongono di unirmi a loro per un gita in barca con snorkelling. Accetto volentieri, ma oggi la marea e’ troppo bassa, andremo domani, forse. Il livello del mare qui e’ davvero mutevole e al mattino si ritira anche per piu’ di un chilometro. Vedo moltissime donne che vanno avanti e indietro con dei pesanti sacchi sulla testa ( non so se l’avevo gia’ detto, ma le donne tanzaniane possono portare in equilibrio sulla testa qualunque cosa ) e decido di andare a vedere cosa fanno. Al limite della bassa marea ci sono diverse “piantagioni” di alghe e le donne sono impegnate nel raccolto e in nuove semine. In pratica sono dei filari di pali conficcati nella sabbia dove vengono tese delle corde e legate le alghe.

Arrivo in un’immenso banco di sabbia bianca purissima e osservo il lavoro, piuttosto faticoso, di queste donne che vestono abiti dai colori accesi. E’ tutto perfetto: il colore turchese del mare, la sabbia bianchissima, i visi scuri e le fantasie colorate dei vestiti. Ripenso a questi mesi in Africa e alle cose stupefacenti che ho visto, dal tempio di Abu Simbel alle Simien Mountains, dal deserto del Sahara alla savana del Masai Mara, dalla Rift Valley alle isole del lago Vittoria, ma questo, almeno per oggi, e’ il posto piu’ bello in assoluto.

La sera mi insegnano a giocare ad “uno” un gioco di carte spagnolo popolarissimo in giappone. Le ragazze sono carinissime, sembrano uscite dal piu’ classico dei cartoni animati giapponesi…

La mattina seguente andiamo quindi al largo a fare snorkelling, i due barcaioli sono simpaticissimi e le ragazze si divertono a pescare pesci colorati. La barriera corralina non e’ niente di eccezionale, pochi coralli e pochi pesci, ma la gita e’ stata comunque molto piacevole e divertente.

Al ritorno cammino un po’ sulla spiaggia e trovo finalmente un buon ristorante con spaghetti e birra gelata. Un grosso gatto nero mi si accuccia vicino, probabilmente sperando in qualche avanzo di pesce. Qui a Zanzibar ci sono molti gatti belli in carne, una cosa molto rara in Africa, di solito sono tutti scheletrici.

La sera alla guesthouse si studiano tutti gli itinerari possibili per il Sudafrica ( nel frattempo e’ arrivata un’altra tizia giapponese che e’ in viaggio da 6 mesi tra Medio Oriente e Africa ), probabilmente ci incontreremo ancora da qualche parte ( con il tipo quasi sicuro in Malawi ).

E’ difficile lasciare un posto cosi’ bello come Jambiani, perfetto pur non essendo la classica spiaggia dei depliant turistici. Per una volta mi pesa davvero rifare lo zaino, ma il mio viaggio deve continuare, e spiagge altrettanto belle mi aspettano in Mozambico e in Sudafrica.

Torno a Stone Town con le ragazze giapponesi, che hanno deciso di fare tutto un tiro da Zanzibar alle cascate Vittoria ( ferry boat+3 giorni di treno: i giapponesi sono pazzi! ) e mi faccio ancora un bel giro della citta’. Indosso la maglietta con la torcia di Jah che ho comprato in Etiopia e mi faccio un sacco di amici: e’ un tripudio di “hey rastaman”, “rastafaraaaai”, “haile’ selassie is great”… In serata in un locale vengo approcciato dall’ennesima puttana, davvero splendida ( anche se le Etiopi erano di un’altra categoria… ), ma rifuto gentilmente l’offerta anche stavolta, non sono in Africa per questo.

Domani forse le foto!!

Kwaheri!

info utili

A Stone Town mi sono fermato alla Pearl gh, vicino al mercato, di solito chiedono 13000 tzsh a persona ma sono riuscito a contrattare per 10000. Il dalla-dalla per Jambiani ( numero 309 ) costa 2000, 1.30 ore. Ho preso il primo che e’ partito alle 8. A Jambiani mi sono fermato alla Malaika gh, 13000 tzsh con cena e colazione comprese. Penso che in questo periodo di bassa stagione si riesca comunque a contrattare un bungalow per una ventina di euro o giu’ di li’ ( ma non 5 euro come ho letto in un forum… ). A Paje da quanto ho capito partono dai 40/50 dollari in su. Per mangiare consiglio il Star Fish, vicino al Blue Oyster, ottima cucina anche vegetariana.

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