Yangshuo, tra sogno e realtà

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Alle 6 del mattino il treno entra puntuale alla stazione di Guilin, ancora un po’ assonnato seguo la folla di cinesi verso l’uscita. Le stazioni dei treni in Cina sono impeccabili: pulitissime, organizzatissime e ovviamente controllatissime da decine di telecamere e addetti alla sicurezza. Se non hai il biglietto non puoi entrare, quindi non ci sono i soliti mendicanti e la gente strana che cazzeggia in giro come nella maggior parte delle stazioni del mondo. La stazione degli autobus dovrebbe essere a poche centinaia di metri, ma appena esco sento una donna vicino ad un bus che urla: “yaaaaangshuoooo!yaaaaangshuooo!” e quindi vado a chiedere subito quanto costa, per evitare fregature e per testare subito una delle frasi che dovró usare piú spesso ( duo shao qien? ). É tutto regolare e dopo pochi minuti l’autobus é pronto a partire. Attraversiamo una spettrale Guilin ancora avvolta dalla nebbia mattutina e quindi usciamo dalla cittá alle prime luci dell’alba. La foschia piano piano si dirada e un po’ ovunque emergono come dei strani ed inquietanti funghi i pinnacoli carsici che caratterizzano questa regione. É uno spettacolo fantastico, ed é solo un piccolo assaggio di ció che vedró nei prossimi giorni.

Ci sono altri posti nel mondo con paesaggi simili, anche sul mare come la famosa Ha Long Bay in Vietnam, ma Yangshuo sia per bellezza che per dimensioni credo sia incomparabile. I pinnacoli sono centinaia, pittoreschi e bizzarri, sparsi in un’area vastissima solcata da fiumi e torrenti e avvolta da verdi risaie. Questi paesaggi hanno davvero qualcosa di mistico, non stupisce quindi che per secoli abbiano ispirato poeti e artisti di ogni parte della Cina, e che siano diventati una delle piú classiche immagini di questo paese.

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Yangshuo cittá é sicuramente turistica ma essendo bassa stagione é molto sopportabile e comunque i gruppi di cinesi si vedono solo la sera quando tornano dai tour. Gli occidentali sono rari, tra questi il primo gruppo di turisti che incontro é di italiani. Anni fa era vagamente famosa come una mecca cinese dei backpackers: da quel che ho visto quel passato è morto e sepolto. Yangshuo é anche abbastanza piccola per consentire al neofita della Cina un giusto ambientamento: arrivare subito in una grande cittá come Pechino o Guangzhou secondo me é un errore, visto che ci vuole un po’ di tempo per capire come funzionano alcune cose e per fare pratica con la lingua. Trovo facilmente un’ottima guesthouse a 50 yuan, ci sono due belle ragazze alla reception ma parlano solo cinese ( come quasi tutti gli abitanti, malgrado la città abbia la fama di essere una tra quelle dove si parla più in inglese ).

La cittá sorge in riva al bellissimo fiume Li ( “the most beautiful river of the world!” ) e ci sono alcuni pinnacoli anche nel centro, anche se meno pittoreschi di altri sparsi per le campagne ( tipo la famosa moon hill ). Il centro “turistico” si trova tra il fiume e due strade, la famosa xi jie ( strada ovest, soprannominata anche “foreigner  street” ), che é un po’ la classica via centrale dove si va a passeggiare la sera, con qualche bancarella, negozi di souvenir e ristoranti, e la Dacui Lu. Tra queste ci sono un paio di laghetti e canali, qualche guesthouse e rumorosi bar karaoke che spesso sparano la musica a palla fino alle 2 di notte. Ci sono anche delle pizzerie. Camminando tra le bancarelle mi colpiscono soprattutto due cose, che poi troveró anche in altre cittá del Sud Ovest della Cina: l’odore acre e pungente dello stinky tofu ( molto stinky, ma in realtá é ottimo da mangiare ) e le ragazze che suonano i bonghi. Nessuno  sa come si sia diffusa questa moda ma in molte cittá turistiche della Cina ci sono dappertutto ragazze carine che suonano i bonghi, che onestamente non credo abbiano molto a che fare con la cultura cinese, anche perché questi sono i classici bonghi africani che suonano i rasta in giro per il mondo. Da quanto ho capito lo scopo é vendere dei cd con dei banali motivetti che sembrano un po’ tutti uguali. Ma vendono anche dei bonghi di varie foggie, gli ukulele e danno lezioni ai turisti. Bah.

Vicino al mercato ci sono degli ottimi ristorantini frequentati soprattutto da operai che fanno una specie di buffet: hanno in esposizione una tavolata di ortaggi vari freschissimi, ottimi funghi, radici, tofu e vari tipi di carne. Ti danno un piccolo cestino e ti puoi scegliere quello che vuoi, poi decidi se lo vuoi col riso o coi noodles e cucinato come preferisci. Sono gestiti da delle donne simpatiche e i prezzi sono irrisori ( sui 10/20 yuan, poco più di un euro ). Questo tipo di ristorante non si trova ovunque ma ce ne sono di simili in tutta la Cina, quindi se si è vegetariani o comunque non si vuole mangiare qualsiasi cosa sono molto utili, visto che non c’è bisogno di parlare il cinese, o comunque bastano poche parole.

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Il mercato é abbastanza normale se non fosse per i vari cani e gatti arrostiti appesi in vendita. Mi colpisce un tipo che sta arrostendo un gatto con una specie di fiamma ossidrica, mentre in una piccola gabbia ci sono un’altra decina di gatti che miagolano incessantemente, consci che presto faranno la stessa fine. Sono quasi tentato di comprarli e liberarli, ma poi penso che sarebbe inutile, probabilmente in pochi giorni sarebbero ricatturati e alla fine arrostiti comunque. In realtà in seguito scoprirò che i gatti sono molto meno richiesti dei cani, e fortunatamente non ne vedrò più arrostiti nei mercati.

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Probabilmente si puó girare da queste parti per settimane scoprendo quasi ogni giorno scorci memorabili, ma anche avendo pochi giorni c’é spazio per l’esplorazione. Una volta scalata la cima piú famosa, quella moon hill chiamata cosí perché é caratterizzata da un enorme foro naturale a forma di mezzaluna ( e che in teoria non si potrebbe salire, ma vale la pena aggirare il divieto vicino al foro per godersi il fantastico panorama dalla vetta ), poi ci sono varie possibili escursioni fattibili sia in bici che a piedi. Ci sono due viewpoints celeberrimi dove quasi sicuramente si troveranno decine di turisti cinesi intenti a scattarsi foto l’un l’altro nelle pose piú ridicole: uno di questi é forse il motivo principale per il quale molti di questi turisti vengono da queste parti. Si tratta del panorama ritratto sulla banconota da 20 yuan, e malgrado si possa ammirare da vari punti tutti ovviamente vanno a farsi fare la foto in quello ” ufficiale”: in pratica se non torni a casa con quella foto da mostrare ad amici e parenti é come se non ci fossi stato. Quando ci sono passato io c’era una coda di solo 5 o 6 persone ma pare che durante l’alta stagione ci siano file lunghissime…

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I turisti cinesi non camminano e vanno poco in bici ( come sono cambiate le cose qui in Cina in pochi anni… ) quindi una volta mollati i posti piú noti si possono fare lunghi tratti seguendo i fiumi in perfetta solitudine, incontrando solo i simpatici locali dei villaggi e il rarissimo viaggiatore indipendente occidentale ( sicuramente meno raro in alta stagione ). Spesso si esce dal bosco su un’ansa del fiume o sotto un paio di pinnacoli e si rimane letteralmente incantati dalla travolgente bellezza di questi luoghi da fiaba. Secondo me è assolutamente da non perdere la camminata lungo il fiume Li tra Yangdi ( è facile da raggiungere con l’autobus ) e Xingping ( quella dei 20 yuan, ma c’è anche un villaggio carino, che purtroppo come molti in Cina sta per essere trasformato nella solita cosa finta per i turisti cinesi ). Qui davvero sembra di camminare in una location di un film fantasy, è un posto di una bellezza incredibile. In teoria c’era da pagare un biglietto esorbitante, solo per camminare lungo un sentiero, ma sono riuscito ad evitarlo e a pagare solo i barcaioli ( bisogna attraversare il fiume tre volte ).

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Volendo si possono fare dei tratti via fiume con delle zattere di finto bamboo, ma in questo caso bisognerá spesso condividere il proprio spazio con i rumorosi gruppi di cinesi, anche se credo sia una gita gradevole e che consente di ammirare il paesaggio da un punto di vista diverso.

Questo primo approccio con la Cina mi ha rassicurato, oggettivamente le difficoltá sono meno del previsto e quindi sono pronto ad affrontare con tranquillitá delle zone meno battute, prima le Dragon Backbone Rice Terraces e poi i vari villaggi Dong e Miao tra il Guanxi e il Guizhou.

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