Shekhawati, quel Rajasthan diverso…

Shekhawati

fathepur

No, lo Shekhawati non è così “off the beaten track” come qualche blogger vuole far credere, ma rispetto ad altre regioni del Rajasthan sicuramente è molto meno battuto e più “ruspante”. Anzi, in realtà ci sono alcune città e villaggi che sembrano davvero quasi incontaminati dal turismo di massa e dove la vita delle persone pare quella degli indiani di qualche secolo fa, sembra proprio che il tempo si sia fermato a quell’epoca.

Ma in ogni caso, turistico o meno, resta un posto magnifico. Un angolo di India del deserto perfetto per chi vuole assaporare quelle atmosfere da favola che veramente si possono trovare solo in questo Paese.

Lasciate perdere i tour, anche se economici: ci si può arrivare senza grossi problemi in treno o in autobus ed è tutto abbastanza facile da vedere per chi conosce un minimo l’India. E’ in realtà una zona tutt’altro che remota, si può raggiungere senza eccessivi sbattimenti sia da Delhi che da Jaipur. Ci sono 3 o 4 villaggi abbastanza noti dove ci si può fermare, anche se quasi tutti si fermano a Mandawa, dove c’è anche la possibilità di dormire in alcune splendide haveli affrescate adattate ad hotel. Io ho preferito fermarmi a Fathepur che è più tranquilla ( ero l’unico ospite all’hotel ) ma dove ci sono comunque tantissime haveli da visitare.

Shekhawati

haveli adattata ad hotel a mandawa

C’è chi dice che la gente del posto non è molto amichevole, ma secondo me sono abbastanza nella media degli indiani, forse solo un po’ più freddi e indifferenti. Il vero problema è che qui c’è molto turismo mordi e fuggi del peggior tipo, con le corriere che arrivano la mattina, si fanno il giro di tutte le haveli e poi vanno via la sera, e quindi il viaggiatore indipendente che si fa i cazzi suoi, vuole spendere poco ( o almeno il giusto ), curiosare in giro e conoscere un po’ i locali può essere malvisto. Per quanto riguarda il clima mi sento di sconsigliare i mesi estivi ( marzo-maggio ), perché ci sono temperature altissime e camminare sotto il sole è vero e proprio supplizio.

Shekhawati

portali

Shekhawati

Shekhawati

Shekhawati

Ciò che rende particolarmente bello e unico questo posto non è il desolato paesaggio desertico ( abbastanza comune in questa parte dell’India ) o una particolare cultura tribale ( che comunque c’è, molto zingareggiante ), ma le fantastiche haveli ( residenze di nobili indiani ) affrescate, che sono spettacolari e non possono non essere inserite in una ipotetica top 10 delle meraviglie dell’India. Questi palazzi furono costruiti da ricchi mercanti Marwari a partire dal 1600 e vennero decorati sia all’esterno che all’interno con coloratissimi affreschi raffiguranti scene dei poemi epici indù, immagini sacre, storie d’amore, battaglie, danzatrici e animali. Alcune sono veramente meravigliose e lasciano senza fiato, mentre molte altre sono state parzialmente o completamente abbandonate e purtroppo versano in condizioni pietose. In questo caso ci sono varie colpe abbastanza evidenti, anche se probabilmente chiedendo in giro ti racconteranno la solita storia del Paese povero. In primo luogo ci sono i proprietari dei palazzi che si sono trasferiti a Delhi o a Bombay e non hanno più investito nulla nella manutenzione, spesso lasciando tutto in mano a custodi incompetenti e disinteressati. Poi ci sono senza dubbio colpe del governo sia centrale che locale che ha ignorato per decenni queste magnifiche opere d’arte. Infine c’è anche tanta indifferenza dei locali, che a differenza di noi occidentali in molti casi non provano nessun orgoglio per monumenti e opere d’arte che non hanno nulla a che fare con la religione.

Sull’effettivo valore artistico degli affreschi secondo me si può discutere, ma come nel caso di altri monumenti dell’India è un po’ tutto l’insieme ad affascinare, non tanto il dettaglio. Di sicuro non c’è nessun Velasquez o Raffaello tra questi dipinti, sono più opere di ottimi artigiani che di veri pittori ( appartenevano alla casta dei vasai ), però c’è un fascino esotico veramente coinvolgente. E poi in realtà non sono né quadri né dei veri e propri affreschi, ma delle decorazioni  delle pareti sia esterne che interne delle haveli che sono uniche, non c’è nulla di paragonabile altrove. Osservando con attenzione questi dipinti si trovano anche parecchie cose molto strane: c’è una Regina Vittoria vestita come una matrona rajasthana, un Krishna con un grammofono, aeroplani, treni e bizzare automobili, c’è perfino un ponte di Rialto. L’impressione è che a differenza degli artisti dei templi che dovevano seguire delle regole ben precise qui gli artigiani si siano lasciati andare e abbiano rappresentato tutte le loro fantasie.

Shekhawati

shekhawati

Girare tra questi villaggi in bus è una delle cose più belle da fare nello Shekhawati, un vero trip: mezzi scassatissimi che vanno pianissimo e partono un po’ quando gli pare, strade spettacolari in mezzo al deserto che spesso scompaiono tra le dune o tra villaggi fuori dal tempo e bizzarri compagni di viaggio ( zingari, donne velate sia indù che musulmane, incantatori di serpenti e vari tipi di animali ).

Tra i vari villaggi con le haveli io ho visto Fathepur, Nawalgarh e Mandawa.

Fathepur, dove mi sono fermato, è forse il più trascurato ma probabilmente è quello che ho preferito. Perché oltre alle haveli affrescate bellissime c’è anche un vero villaggio del deserto indiano che non vive di turismo, quindi fermandosi per qualche giorno si può assaporare queste magnifiche atmosfere. Soprattutto all’alba e al tramonto, quando fa un po’ meno caldo, è bellissimo girare a casaccio tra i vicoli sabbiosi dove si incontrano affascinanti donne velate vestite di rosso o turchese, carri trainati da asini e cammelli e meravigliarsi di questa India che sembra sul serio quella di secoli fa. C’è anche un tempio su una collina con un bel panorama sul villaggio e il deserto. Anche dal mio hotel ( una specie di haveli non affrescata, mi ha ricordato la location di qualche film di avventurieri dell’India vittoriana ) c’era una vista sul deserto veramente spettacolare. I locali sono in genere più amichevoli della media della regione, ci sono parecchi strani tribali ( alcuni hanno anche bei tatuaggi e ornamenti ) che vengono a vendere roba la mattina e altra gente strana che ti fissa come se non avesse mai visto un occidentale ( ovviamente ne hanno visti moltissimi ).

shekhawati

fathepur

shekhawati

Shekhawati

Mandawa è quello che è mi è piaciuto di meno, malgrado ci siano forse le haveli in condizioni migliori ( molto belle anche se forse non le più belle ). E’ chiaramente il centro “turistico” della zona, quasi tutti si fermano lì e quindi c’è la tipica atmosfera dei posti sfruttati dell’India: vari attaccabottone che parlano inglese perfetto o anche italiano, gente disonesta che cerca di arrotondare fregando gli stranieri, custodi delle haveli annoiati o maleducati, bambini che mendicano soldi o caramelle. C’era addirittura uno spacciatore di 6-7 anni che voleva vendermi dell’erba. In ogni caso se ci si vuole fermare in una haveli è il posto migliore, ce ne sono due o tre che ho visitato veramente molto belle. E da quanto ho capito se non si prenota online ma si viene sul posto a contrattare i prezzi sono più che abbordabili.

Shekhawati

mandawa

Shekhawati

shekhawati

Anche Nawalgarh è molto carina ma ci sono andato a mezzogiorno e ad un certo punto avevo quasi le allucinazioni, c’era un sole davvero implacabile. Al museo ( che è anche una delle poche haveli completamente restaurate ed è interessante per capire meglio come ci si viveva ) ho conosciuto un paio di ragazzi simpatici che lo gestiscono e mi sono fermato un paio d’ore all’ombra a bere bibite fresche e a chiacchierare di sport e politica.

shekhawati

nawalgarh

Shekhawati

I villaggi dello Shekhawati sono realmente un meraviglioso museo all’aria aperta, in mezzo ad un paesaggio desolato e selvaggio che non può non far sognare. Le haveli sono abbandonate e trascurate, ma anche questo fa parte del loro fascino. Da qualche parte ho letto che qualcuno le ha definite “in un fantastico stato di rovina”, mi sembra una definizione perfetta. Anche i custodi che ci vivono dentro, spesso ignari del loro valore artistico, sembrano anch’essi parte di una specie di performance artistica. E’ un vero e proprio viaggio nel tempo, che ci porta a conoscere un’India bellissima lontana anni luce da quella delle metropoli.