Nella terra dei Banjar

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Ho dovuto fare una bella deviazione per vedere Banjarmasin, da molti definita l’unica città del Borneo Indonesiano che merita di essere visitata, e alla fine posso dire di non esserne rimasto deluso, anche se obiettivamente ho visto di meglio nei miei viaggi, e anzi il centro vero e proprio l’ho trovato piuttosto brutto. Avendo visto praticamente tutte le grandi città del Borneo sia Malese che Indonesiano posso comunque dire che in effetti è forse l’unica che si salva insieme a Kuching, le altre sono tutte abbastanza brutte se non orrende. Banjarmasin deve la sua (relativa) fama a due cose: la particolare urbanistica, che la fa accostare da alcuni a Venezia ( ma come ho detto varie volte queste Venezie del Nord, del Sud o dell’Asia non hanno nulla a che spartire con l’originale ) e l’affascinante cultura Banjar, che è un interessante mix tra le culture tradizionali Malay, Giavanesi e Dayak. I Banjar comunque malgrado siano ormai da secoli musulmani molto tradizionalisti si sentono i discendenti dell’antico impero Induista Nagara Dipa, che si sviluppò nel Borneo più di 2000 anni fa e del quale si sa molto poco. Questo gruppo etnico vive da sempre in simbiosi con l’acqua e quasi tutte le loro città sono completamente o in parte costruite su palafitte in riva ai fiumi. In pratica tutta la loro vita è legata al fiume sul quale vivono: ci si lava e si fa il bucato, si pesca, ci si sposta con piccole canoe a pagaia e a motore, si va a vendere o a comprare cose nei famosi floating markets. Sono ovviamente ottimi navigatori e alcuni sono emigrati in altre isole dell’Indonesia o dei Paesi vicini, anche se sono un gruppo molto conservatore e in genere non si integrano con altre etnie e mai con persone di altre religioni. Le donne si vestono con abiti coloratissimi ( colorati con una tecnica tradizionale tipo batik ) e vanno ancora molto di moda i grandi cappelli di rattan anch’essi ornati con stoffe colorate. I Banjar sono considerati come una specie di mormoni dell’Indonesia, perché sono molto tradizionalisti e si oppongono alla modernità e alle novità tecnologiche del mondo occidentale. In città ovviamente questo atteggiamento sta cambiando velocemente ma nei centri più piccoli si può ancora notare.

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Banjarmasin non è certo una città turistica, ma rispetto ad altre zone del Kalimantan qualche turista ogni tanto si vede ( io ne incontrerò ben 2, gli unici in un mese nel Kalimantan dopo quelli visti a Pulau Derawan ), anche perché nelle vicinanze ci sono altre cose interessanti da vedere. Ma ciò che spinge i pochi viaggiatori a venire da queste parti in genere sono i floating markets, dei quali si trovano suggestive foto su internet e che hanno la fama di essere la versione “incontaminata” di quelli Thailandesi, che ormai esistono solo per i turisti. Anch’io quindi mi organizzo per andare a vedere il più grande di questi mercati, il Pasar Lokbaintan, al quale affluiscono circa duecento donne con le tradizionali canoe a pagaia. Non è così semplice organizzare la cosa in maniera indipendente: secondo una LP che avevo trovato in un ostello in Malesia c’erano sempre barcaioli disponibili vicino ad un ponte ma in realtà non c’era nessuno e solo chiedendo in giro riesco a combinare un barcaiolo a buon mercato tramite una guesthouse. Bisogna alzarsi molto presto, prima dell’alba, perché ci vuole un’ora per arrivare sul posto e poi il grosso dell’attività si svolge tra le 6.30 e le 8. Bello, decisamente non turistico anche se ci sono un paio di barche con turisti indonesiani ( e c’è pure una tizia in canoa che ti prepara i pancakes… ) e senza dubbio una grande occasione per scattare foto memorabili.

ALBUM PASAR LOKBAINTAN

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Dopo un paio di giorni vado a vedere il mercato del venerdì di Martapura ( dove troverò tante donne simpatiche con abiti coloratissimi ) e poi prendo un minibus per Kandangan, piccola cittadina che funge da base per raggiungere la più nota Loksado. Questo piccolo villaggio Dayak ha raggiunto una discreta popolarità in questi ultimi anni grazie alla possibilità di fare interessanti trekking nella giungla senza troppi sbattimenti e a prezzi quasi accettabili. Ci sono anche delle buone mappe quindi si può fare volendo anche qualcosa da soli. Purtroppo quando arrivo trovo molti ragazzi ( forse in gita ) e scopro con disappunto che l’unica sistemazione disponibile è una piccola casetta con cucina che però costa cara per i miei standard. Potrei anche buttar giù la tenda ma il tempo volge al peggio e temo che non sia granché impermeabile, quindi alla fine decido di accettare la casetta, dove comunque potrò cucinare e quindi risparmiare qualcosa. Le mie impressioni erano più che giuste e dopo un pomeriggio molto grigio passato in giro da solo per la giungla inizia a piovere fortissimo e non smetterà più per un giorno intero. Sono quindi costretto ad annullare a malincuore i miei progetti di trekking, e visto che Loksado non mi piace granché ( il posto è anche bello ma c’è un’atmosfera da posto turistico asiatico che non mi piace per nulla ) decido di tornare subito con un ojek a Kandangan e farmi un paio di giorni di cazzeggio in città. La pioggia è stata molto forte anche per gli standard del Borneo e molti villaggi e una parte della città sono allagati, anche se ovviamente nessuno si scompone. Il ritorno verso Balikpapan, dove mi aspetta un aereo per Makassar, sarà molto lungo e faticoso.

loksado

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