Nel cuore dell’altopiano

L’altopiano malgascio ( hautes terres ) è senza dubbio una delle zone più belle e interessanti di tutto il Paese, sia per i favolosi paesaggi che per la cultura locale, ricca di antiche tradizioni tribali. Si estende per circa 1000 km tra le regioni di Antananarivo e di Fianarantsoa ad un’altitudine compresa tra gli 800 e i 2700 metri ed è una zona rurale dove gran parte della vita dei locali è legata all’agricoltura, soprattutto alla coltivazione del riso, che è l’alimento base di tutti i malgasci. Non è un altopiano piatto ma invece è contraddistinto da pittoresche montagne, canyon, laghi, fiumi, ampie vallate con risaie terrazzate sulle colline.
Tra i tanti pittoreschi villaggi ci sono anche alcune città molto interessanti ( oltre a Tana e Fianar che ho già descritto nel post precedente ), tra le quali Antsirabe, che è senza dubbio una delle più belle e più amate dai turisti e dagli expat.

Non molto tempo fa questa regione era ricca di foreste, ma la deforestazione selvaggia seguita al colonialismo le ha decimate e anzi in molte zone colpisce molto questo paesaggio verdissimo ma con pochissimi alberi. Ormai ne rimangono poche e sono dei parchi protetti come ad esempio quello di Ranomafana. E’ un problema che solo da poco hanno iniziato ad affrontare, ma di difficile soluzione: la popolazione sta crescendo in modo esponenziale e il carbone è il principale combustibile usato. In più il sistema di coltivazione usato per il riso ( lo “slash and burn” usato anche in molte zone dell’Asia ) impoverisce le terre e spinge i locali a spostarsi spesso in cerca di nuovi terreni coltivabili. E ovviamente essendo un Paese poverissimo e isolato non è in grado di importare risorse da altri Paesi. E non è un problema solo del Madagascar visto che la distruzione delle foreste significa anche distruzione dell’habitat di animali rarissimi che si trovano solo qui, soprattutto dei lemuri ma non solo.

La gente in gran parte è dell’etnia Merina ( o di altri gruppi discendenti dei Merina ) e sono in larga maggioranza cristiani, anche se seguono antiche tradizioni animiste che rivelano le loro radici asiatiche. In particolare chi conosce l’Indonesia ci troverà varie cose vagamente simili, come i rituali legati ai morti, danze, sacrifici di bufali e di altri animali. Ci sono anche parecchi fady o taboo ( che invece credo vengano dalla cultura africana ), cose vietate che regolano vari aspetti della vita. C’è molta differenza tra la gente di città e quella dei villaggi o dei piccoli centri: lo stile di vita è moderno e abbastanza “europeo” nei centri urbani mentre è quasi medievale nei villaggi, dove si vive una vita davvero molto semplice senza alcun comfort. In genere sono molto onesti e lavorano duro, anche se sembrano sempre piuttosto tranquilli e rilassati ( ma questa è la filosofia di vita di quasi tutti i malgasci, che è ben riassunta nel loro motto mora mora, che ripetono di continuo e che significa “piano piano” ). Il lavoro nei villaggi da quanto ho capito è organizzato in cooperative che possono ricordare vagamente quelle dei paesi socialisti.

antsirabe

antsirabe


Antsirabe è una classica città coloniale francese e fu scelta inizialmente dai colonialisti come centro di villeggiatura termale. Più tardi arrivarono anche dei missionari dal Nord Europa che influenzarono la cultura locale e l’architettura ( la cattedrale infatti è in classico stile dell’Europa del Nord ). E’ la città meglio preservata e ci sono ancora moltissimi edifici dell’epoca, tra i quali il famoso Hotel des Thermes. C’è forse la migliore qualità della vita in assoluto ed è considerata anche la capitale culturale del Paese, ci sono molte scuole e studenti che arrivano da tutta l’isola.
Mi è piaciuta subito e mi sono fermato parecchi giorni: in realtà non c’è moltissimo dal punto di vista strettamente “turistico”, ma è una città molto vivace dove regna un’atmosfera serena e rilassata. E’ perfetta secondo me per chi vuole conoscere meglio la cultura del Madagascar, si può anche incontrare gente che parla inglese. E’ veramente in mezzo alla campagna e può essere usata come base per passeggiate e varie escursioni in motorino o in bicicletta.
Il piccolo centro è caratterizzato da tranquilli boulevard alberati e dal via vai continuo dei tantissimi pousse pousse e cyclo pousse, il traffico motorizzato è quasi assente. Oltre all’Hotel des Thermes ci sono ville ed edifici storici sparsi qua e là, come la pittoresca stazione ( chiusa ovviamente ) o l’ufficio postale. E molti locali e caffè, mercati sempre affollati e bancarelle con ottimo street food.

ambositra

ambositra

ambositra

Ci sono anche città più piccole dove si respira un’aria più rustica e dove la vita dei locali ruota attorno ai ritmi stagionali dell’agricoltura. Una delle migliori è senz’altro Ambositra ( Ambustra ), che si trova tra Antsirabe e Fianar. E’ la classica città-mercato dell’altopiano malgascio, forse meno bella e interessante di altre per l’architettura ma dove secondo me vale la pena fermarsi qualche giorno per godersi questa realtà bucolica e rilassarsi un po’ senza fare niente. La città è molto piccola e basta camminare per pochi minuti e si è subito in aperta campagna tra risaie verdissime e minuscoli villaggi con le tipiche casette rosse o bianche fatte di paglia, fango e mattoni. La gente è particolarmente amichevole e sempre sorridente e spesso c’è quasi l’impressione di essere da qualche parte in Laos o in Indonesia, e non in Africa. Volendo si può prendere una guida e fare trekking tra i villaggi dei Zafimaniry ( i tribali locali ) e magari riuscire a beccare da qualche parte il bizzarro rituale della riesumazione dei morti ( famadihana ), ma anche girando da soli a casaccio a piedi o in bici si può vedere qualcosa di bello.

ambavalao

ambavalao

ambavalao

Anche più a Sud, al limite dell’altopiano quasi all’inizio della savana, ci sono un paio di piccole città piuttosto interessanti, come ad esempio Ambavalao. E’ molto carina, con un bel centro coloniale, vecchie case con i balconi di legno intarsiati e un grande mercato, ma è nota soprattutto per il mercato degli zebu e per il vicino parco di Anja. Il paesaggio è spettacolare, in mezzo ad una verdissima vallata con un bel contorno di montagne di granito. Il mercato me l’aspettavo più grande ma comunque è abbastanza interessante, con molti tostissimi cowboys locali e un’atmosfera affascinante, un po’ Africa nera e un po’ Sud Est Asiatico.

anja

anja

anja

anja

Il parco è ad una decina di chilometri e ci si può arrivare abbastanza facilmente con i taxi brousse. E’ uno dei più frequentati e interessanti perché ci sono molti ring tailed lemurs ( lemure catta ), quelli del film Madagascar con la coda lunga bianconera, che sono abbastanza amichevoli e avvicinabili senza grossi problemi. In bassa stagione comunque non c’è nessuno, ho girato per 3 ore senza incontrare nessun altro turista. Se ci si ferma ad Ambavalao o anche al parco ( c’è un lodge economico ) ci si può andare la mattina presto e andare a vedere i lemuri sulle rocce dove vanno a prendere il sole ( una delle foto più classiche ). In realtà non è proprio un vero parco nazionale ma più una specie di riserva gestita dalla gente del villaggio omonimo che è lì vicino. E’ relativamente caro rispetto ad altri ma almeno in questo caso i soldi vanno a chi ne ha realmente bisogno ( e qui siamo in zone realmente molto povere ) e non nelle tasche di qualche politico corrotto. Ci sono anche altri animali e varie piante strane e il paesaggio intorno è veramente mozzafiato, quindi vale la pena spendere qualcosa in più e fare il giro più lungo che finisce su un belvedere.

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