Himachal “genuino”

 

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L’Himachal Pradesh è uno degli Stati più belli e amati dai viaggiatori dell’India, quindi non è facile trovare zone ancora relativamente “incontaminate”, dove poter vedere un po’ di vita himalayana non troppo influenzata dal turismo. Alcune delle famose vallate himalayane di questo stato ( Kullu, Parvati, Kangra… ) sono state completamente snaturate da tanti anni di turismo ( prima solo di stranieri e poi anche di grupponi di indiani ) ed è difficile trovarci ancora qualcosa di realmente genuino. Parlo ovviamente di cultura, il paesaggio resta stupendo: questa è senza dubbio una delle più belle regioni di tutta l’area himalayana, pur non avendo i grandi giganti del Nepal o del vicino Uttarakhand.

Non tutto è perduto però, e certe vallate meno comode da raggiungere o che semplicemente per un motivo o per l’altro non sono entrate nei giri classici riescono ancora a mantenere la loro caratteristica identità himalayana. Una di queste è senza dubbio la Chamba Valley, che si trova tra la famosa Kangra Valley ( quella di Dharamsala/Mc Leod Ganj ) e il Jammu & Kashmir.

In realtà non è poi un posto così isolato e lontano da tutto, è relativamente facile da raggiungere ( se si è dalle parti di Pathankot ) e da girare. La bellezza del paesaggio però non è certo inferiore ad altri luoghi ben più noti e celebrati e ha una storia molto interessante, visto che pur essendo un piccolo principato riuscì a mantenersi indipendente per oltre un millennio, prima di cedere al Raj britannico nella metà dell’800.

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Mi fermo per qualche giorno nella capitale Chamba, una città molto carina che si trova in pratica su di un enorme “davanzale naturale” sul profondo canyon del fiume Ravi, a circa 1000 metri sul livello del mare. C’è un bel mix di templi costruiti in varie epoche dal X secolo in poi ( molto simili come stile ad alcuni del Nepal ), palazzi ed edifici storici costruiti dai Maharaja locali ( più recenti, costruiti 2 o 3 secoli fa ), grandiosi panorami sulle montagne soprattutto all’alba e al tramonto e un’atmosfera piuttosto serena e rilassata. Nel centro c’è un grande campo da cricket, un vivacissimo mercato e intorno ci sono tante case colorate arroccate sulle colline. La zona più interessante è la città vecchia che si trova sul fianco di una di queste colline tra il complesso templare di Laksmi Narayan, il palazzo-fortezza Rang Mahal ( che però non è la dimora del Raja, che invece è più in basso e oggi funge da collegio ) e il tempio Bajreshwari Devi da dove si può godere di un ottimo panorama sulla città. Per una vista ancora migliore si può salire per ripide scalinate ( tra belle case tradizionali e grandi cespugli di marijuana selvatica ) al tempio di Chamunda Devi dedicato alla Dea Durga.

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piante medicinali locali

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complesso laksmi narayan

 

Se ci si trova da quelle parti non si può evitare di andare anche a Bharmour, l’antica capitale del principato e senza dubbio uno dei villaggi più belli di tutta questa zona dell’Himalaya Occidentale. Arrivarci però non è così semplice, visto che la strada è pessima ed è ben famosa per essere una delle più ardite dello Stato. In effetti è una strada da brivido ( che sconsiglio vivamente ai deboli di cuore e di stomaco ) dove in certi tratti viene davvero voglia di scendere e proseguire a piedi. In particolare c’è un punto poco prima di entrare nel ramo della valle che entra a Bharmour dove si scende per attraversare un fiume e si può vedere la strada che sale a zig zag sull’altro lato del canyon, che è veramente impressionante.

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complesso chaurasi

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thali per tutti (ottimo) al tempio

Come detto Bharmour fu la prima capitale del principato e fu fondata secondo la tradizione dal principe Meru della dinastia Ayodhya nel VI secolo d.C. con il nome di Brahmapura. Il paesaggio intorno è veramente spettacolare, con bellissime colline terrazzate, piccoli villaggi tradizionali di pastori e uno sfondo di imponenti montagne himalayane innevate. Bharmour è anche considerato un importantissimo centro spirituale protetto da Shiva in persona ( è chiamata anche Shiva Bhumi ) ed è la base per il famoso pellegrinaggio al lago Manimahesh, che si trova a pochi chilometri proprio sotto il suggestivo e inviolato Manimahesh Kailash ( dove sarei andato molto volentieri ma era troppo presto, c’era ancora troppa neve ). Nel centro del villaggio c’è il grande complesso templare Chaurasi dove ci sono 84 templi ( chaurasi in hindi significa proprio 84 ) costruiti in varie epoche, i più vecchi hanno quasi 1500 anni. Secondo la leggenda gli 84 lingam dei templi sono in realtà dei siddha ( esseri che hanno raggiunto l’illuminazione ) che stavano facendo il pellegrinaggio al lago con Shiva.

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Dietro al villaggio c’è un piccolo sentiero che sale ripido prima tra le belle case tradizionali dei pastori e poi per prati con mucche e cavalli al pascolo fino al tempio della Dea Bharmani Mata, che deve essere visitato per un bagno rituale in una piscina generata dalla sorgente dai pellegrini che vanno al lago Manimahesh. Il tempio non è un granchè ma vale la pena salire per godersi la vista spettacolare sul villaggio, sui pascoli e sulle imponenti montagne innevate.

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tempio bharmani mata

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La maggioranza degli abitanti del villaggio sono Gaddi, un’etnia molto interessante di pastori semi-nomadi himalayani. Bella gente, sempre molto gentile e ospitale ( e poi io con i montanari ho sempre un ottimo feeling ), che fa una vita davvero dura per i nostri standard, in zone che spesso restano isolate da tutto per mesi.

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Secondo me sono posti da non perdere se si ama l’Himalaya e ci si trova da quelle parti, vale la pena anche sacrificare qualche giorno in zone più famose come Mc Leod Ganj o Manali per poter vedere questi luoghi ancora incontaminati dal turismo di massa.